La Mia Calabria
di Claudio Marano

LA MIA CALABRIA

La Sila

La più antica citazione sulla Sila ci viene dal “Bruto” di Cicerone nel quale si racconta di alcuni noti assassinii che qui furono perpetrati e per i quali erano indiziati alcuni servi che, alla fine del processo in cui Servio Garba li difese, furono assolti.

La Sila fu abitata in origine dal fiero popolo dei Brutii staccatosi, come abbiamo già detto, verosimilmente dai Lucania. Le continue minacce provenienti dal mare di cui la Calabria fu vittima per secoli in virtù della sua posizione Foto di Castiglione di Paludi nei pressi di Rossano C.,costrinse, poco a poco, le popolazioni ad arretrarsi rispetto alle pianure litoranee in zone quasi inaccessibili. Ciò provocò un allontanamento dal commercio e dagli scambi sociali e culturali per quelle popolazioni per le quali quel meraviglioso litoraneo rimase sempre fonte di pericolo.

Sorsero così lungo la costa delle difese dove erano necessarie. E’ solo ai tempi dei romani che queste difese furono organizzate in un quadro più organico, frutto di un analisi delle reali possibilità dei nemici e non più una improvvisazione che fino ad allora le aveva caratterizzate.
Fu proprio la paura per le continue invasioni nemiche che costrinse parte delle popolazioni del litoraneo a migrare verso le montagne, sull’altipiano silano, raccogliendosi intorno a castelli o monasteri, facendone il centro della loro vita. Probabilmente i Brutii (popolo dei boschi), fu una popolazione forse anteriore agli Enotri e agli stessi Ausoni, chiamati successivamente Opici, e dagli Osti, popoli selvaggi che vivevano con le loro famiglie nei boschi, nelle caverne e nelle grotte dei suoi monti da cui scacciarono i siculi.
Era un popolo feroce, maneggiavano le armi con molta destrezza, di costumi rozzi e crudeli nelle vendette, di ordinaria statura, ma vigorosi e gagliardi nel fisico.
Essi vissero per lungo tempo indipendenti sulle montagne della Sila ma con la costituzione dell’impero di Roma, dovettero soggiacere al suo giogo come del resto tutte le altre popolazioni d’Italia, pur serbando in essi quell’anima ribelle che li caratterizzava. Furono infatti insieme con Spartaco ed Annibale e sostennero numerosi assedii, finchè non caddero nuovamente sotto la dominazione di Roma, cedendo ad essa la metà della Sila.

Pino slupato

In essa, come ci riferiscono numerosi autori del tempo, vi crescevano abeti che toccavano il cielo, faggi, pini, ampie querce e ogni genere di albero che coi rami densi mantiene ombreggiato il monte per tutto il giorno. Da questa foresta i romani ricavarono il legno per il fabbisogno delle costruzioni navali ed edilizie e la parte più abbondante e resinosa veniva utilizzata nella fabbricazione della pece che era considerata la migliore e dal cui appalto lo Stato romano ricavava ogni anno grosse entrate.

Essa era utilizzata dagli antichi romani nelle giunture dei legni nelle costruzioni navali, per sigillare botti ed altri recipienti; veniva utilizzata sul fondo delle brocche, rendendo i vini durevoli; per medicamenti sulle ferite recenti, contusioni, lussazioni e utilizzata insieme con altri prodotti curava le malattie delle mammelle femminili nonché come purgativo.