La Mia Calabria
di Claudio Marano

LA MIA CALABRIA

Antica Storia di Sibari

Si può ritenere che furono gli Achei del Peloponneso che fondarono Sibari che registra una data di nascita antecedente a quella di Crotone (720-710 a.C.).

Essa fu costruita fra due fiumi e memori del ricordo di quelli lasciati nella Madre Patria, attribuirono ad essi gli stessi nomi, Cratis e Sibaris.

Molti ritengono che essendo il sito prescelto più vicino a quest’ultimo, si sia scelto di chiamare la città nascente Sibari. Oggi, considerata grandemente mutata rispetto ad allora la situazione geofisica avendo la piana risentito di fatti alluvionali consistenti, risulta estremamente difficile l’individuazione del sito originario della città.

Il Crati da allora, ha conservato sempre lo stesso nome, il Sibaris, secondo molti corrisponderebbe, invece, all’odierno Coscile.

A capo della spedizione partita dall’Acaia, era un certo “Iis”. I suoi abitanti, sfruttando la vasta e fruttifera terra, accumularono ben presto grandi ricchezze, stendendo la cittadinanza ad altri abitanti dell’Italia e ciò ne aumentò la popolazione che si crede, secondo Diodoro Siculo, abbia raggiunto addirittura le 300.000 unità e, secondo Strabone, occupava un circuito di circa 50 stadi (quasi 10 Kmq).
Essi seppero dunque instaurare con le popolazioni indigene d’allora, ampi rapporti di collaborazione tra un’economia agricola e pastorale degli stessi e un’economia commerciale fondendo i due sistemi quasi perfettamente. Insomma seppero fare buon uso della ricchezza che questo territorio loro offriva.

Ma altri accorgimenti furono adottati dai coloni, anche nel campo politico come la riduzione o addirittura l’esenzione delle imposte per particolari tipi di allevamenti o sgravi fiscali e doganali per altri generi. Tutto ciò influì positivamente sul tenore di vita dei Sibariti e nello sviluppo della propria città. Nell’arco di un secolo, Sibari divenne potentissima in quanto capace di controllare il notevole flusso dei nuovi coloni e i traffici commerciali tra la Grecia e l’Etruria: infatti risalendo la via istmica del Sybaris fino a Campo Tenese, raggiungevano il Tirreno alla foce del fiume Lao che discendevano fino a giungere nell’omonima città, da dove proseguivano, via mare, per la loro colonia Poseidonea (Paestum) e per i porti dell’Etruria.

I Sibariti usavano la loro ricchezza per mantenere un lusso fuori dal comune: sfarzosi banchetti, l’abitudine di dormire molto e i facili costumi sessuali, avevano fatto di Sibari, insieme allo strapotere commerciale concretizzatosi con la nuova fondazione della colonia di Metaponto per controllare l’espansione a nord di Taranto, la maggiore città della Magna Grecia.

Grotte di S.Angelo in Calabria La fama del lusso, dei vizi dei Sibariti era grandissima presso gli antichi. Si narra addirittura che al fine di dare maggiore solennità alle ricorrenze più importanti, era stata presa l’abitudine di invitare le donne almeno un anno prima, per consentir loro di preparare le vesti adeguate e la cura del loro corpo.

Essa era una repubblica oligarchica, governata da proprietari terrieri e mercanti.

Con l’ascesa al potere da parte di Telis, si instaurò un regime dittatoriale che durò circa un ventennio, nell’arco del quale furono confiscati i beni a tutti i nobili aristicratici che furono addirittura banditi dalla città,rifugiandosi nella vicina Crotone.

La stessa Crotone, vistasi chiusa a Nord da Sibari e a Sud da Locri, non riusciva a sviluppare i suoi traffici commerciali ed intentò una guerra nei suoi confronti, culminata nella battaglia del Traente (510 a.C.), che ebbe quindi motivazioni di carattere commerciale e probabilmente anche di carattere politico.

Anfore in Calabria