La Mia Calabria
di Claudio Marano

LA MIA CALABRIA

Le prime Popolazioni

Ancora oggi esiste una disputa sul luogo preciso in cui essa sorse. Alcuni propendono per una Pandosia collocata nel territorio tra Castrolibero e Marano Principato, altri, invece, propendono per una Pandosia ubicata nel territorio di Mendicino. Non volendo entrare, in questa sede, nella disputa, diremo che essa era ubicata nell’alta valle del Crati e per molti secoli fu dominatrice delle vie carovaniere che si diramavano nell’istmo settentrionale della penisola calabra tra il fiume Lao e,a detta di Aristotele, distava circa sei ore di cavallo dal mare.

Il suo territorio era molto esteso. Lo stesso Erodoto individuava il suo confine settentrionale addirittura oltre il fiume Lao nei pressi del luogo dove più tardi sorse Poseidonia, attuale Paestum.
Enotro restò a capo del suo popolo oltre settant’anni, durante i quali cercò di assimilare i costumi e le tradizioni delle popolazioni indigene sottomesse, cercando di dare ad essi un assetto sociale, campo nel quale essi preferirono ispirarsi al modello monarchico anzicchè repubblicano. Ma una svolta al modo di vita condotto da quei popoli, venne dal successore di Enotro, Italo, il quale diede loro un’impostazione più ordinata.

Secondo Aristotele, sotto il suo regno, gli Enotri divennero da pastori nomadi, agricoltori stabili. Fondarono piccoli borghi contigui ai monti e la loro evoluzione trovò un elemento determinante nella relazione con i Micenei con cui vi fu un rapporto non solo commerciale, ma di ospitalità e di scambi culturali per cui si può facilmente spiegare la convivenza tra di loro che diede in futuro grandi atleti e bellissime donne. Furono infatti sue le prime leggi e con esse le terre da coltivare.

La testimonianza in questo senso ci proviene da Antioco, storico del V^ sec. a.C. che ci racconta come Italo rese agricoltori gli Enotri un tempo nomadi.
Italo cercò di riunirli in tribù e li governò per circa 50 anni. Fu proprio in omaggio al loro amato re, con il quale raggiunsero il loro apice di potenza e civiltà, che gli Enotri battezzarono i territori da loro conquistati con il nome di “Italia” che dapprima indicava la sola provincia di Reggio, poi la penisola bruzia fino al Pollino ed infine, con le conquiste romane, tutta la penisola fino alle Alpi e si indicheranno in “Itali” i loro abitanti (Aristotele 384 a.C.).

I siculi, probabilmente così detti dal loro Re siculo, di stirpe ausonica, intorno al XII sec. a.C., lasciarono le loro terre del basso Lazio e scesero nel Bruzio dove stanziarono per qualche tempo nella zona di Locri e nel reggino orientale. In seguito furono cacciati da queste terre dagli Enotri-Itali e passarono in Sicilia che fu così detta dal nome dei nuovi arrivati. Dall’analisi di queste prime fonti documentarie, in verità molto scarse, anche se autorevoli, collocheremo la presenza di questo popolo circa nella metà del IV sec. A.C..

Come già accennato, dovremo aspettare circa un millennio affinchè la nuova ondata colonizzatrice da parte dei Greci, quella che successivamente investì tutta la regione, possa avere inizio. Nel frattempo i Lucani, probabilmente discendenti dai Sanniti anch’essi dell’altro ceppo degli Arcadi ivi stabilitisi con Paucezio, diventati più potenti, scesero in Calabria e cacciarono Choni ed Enotri, installandosi in questa zona fino alla colonizzazione greca che ebbe inizio verso la metà del VI sec. a.C..

Il periodo in cui i Lucani scesero per combattere Choni ed Enotri, coincise con l’arrivo dei primi colonizzatori greci delle nostre coste, per cui i Lucani si trovarono a combattere su più fronti. Sappiamo infatti dal Polieno che nel periodo compreso tra il 444 ed il 433 a.C., essi combatterono contro la colonia di Thurio, ex Sibaris (attuale Sibari).
Si pensa che a quei tempi il territorio dei Lucani si spingesse fino allo stretto di Messina e convenzionalmente veniva chiamata dai moderni la Grande Lucania.

Successivamente alla scissione dello stesso popolo, da cui si staccarono i Brettii, divenuti liberi per indulgenza dei loro padroni avvenuta nel 386 a.C., il loro confine più meridionale in Calabria arrivò fino a Laos e Thurio. Proprio per questa loro vocazione di popolo duro e battagliero, nonché per la loro organizzazione militare e anche politica, i Brettii furono molto temuti dai Greci che si limitarono solo a favorire lo sviluppo agricolo delle loro terre costiere, allacciando rapporti commerciali fiorenti con la loro madrepatria.