La Mia Calabria
di Claudio Marano

LA MIA CALABRIA

Introduzione

La Calabria è la naturale propensione della nostra penisola, una lingua di terra circondata dal mare che è stata culla di numerose civiltà e che è ricoperta nel suo interno di boschi selvaggi come la Sila, le Serre e l’Aspromonte.

Dalla più antica preistoria e fino ai giorni nostri, sono sparse, un po’ dovunque, testimonianze di tutte le civiltà che si sono susseguite che ci parlano delle loro lingue e dei loro costumi; dai greci ai romani, dagli arabi ai normanni, dai francesi agli spagnoli, tutti hanno lasciato in questa terra una parte delle loro culture e delle loro tradizioni che hanno finito col mescolarsi tra di loro e che sono i segni di un pianeta culturale che oggi costituiscono un patrimonio importante ed inestimabile della nostra regione, un pianeta di cui c’è ancora molto da scoprire.

Essa fu per gruppi di coloni greci una speranza di rifarsi una vita, un percorso naturale per tutti quei popoli che intesero instaurare rapporti commerciali con i paesi orientali ed africani e fu per molti una terra di conquista da sfruttare per i suoi fitti boschi dai quali trarre prezioso legname per la costruzione di navi, chiese ed altro.

Una regione, insomma, generosa che ha sempre dato e che difficilmente ha preso o preteso qualcosa in cambio.

Per molto tempo si è corso dietro al mito dello sviluppo industriale che la stessa storia recente ha bocciato, trascurando quelle che erano e che, ancora, sono le naturali risorse della regione. Una regione che, con i suoi inestimabili tesori artistici e con i suoi illustri uomini che qui hanno avuto i propri natali, ha influenzato, in maniera indelebile, l’intera storia dell’umanità e dovrebbe quindi sviluppare il turismo culturale a cui però, ancora oggi, non viene data la giusta importanza. Un atteggiamento, questo, che ritarda lo sviluppo occupazionale.
Bisogna insomma avere consapevolezza che il bene culturale costituisce un prodotto primario ed “esportare” una volta per tutte una diversa immagine della nostra regione e delle nostre genti che finora ha dominato lo scenario delle cronache recenti.
Redigere pertanto un piano progettuale che riguardi i beni culturali dell’intero territorio calabrese a garanzia della difesa di un patrimonio che è soprattutto un patrimonio di pensiero, un patrimonio delle nostre tradizioni storiche nel suo complesso nelle quali la coscienza del popolo è consapevolezza della propria identità, diventa pertanto un dovere soprattutto verso le prossime generazioni che chiedono ed aspettano tali soluzioni.

E’ quindi solo attraverso la presa di coscienza di queste enormi potenzialità turistiche di cui la nostra regione dispone che si può guardare al futuro con più ottimismo, eliminando quel malgoverno che finora ha pervaso la nostra regione rendendone l’identità un relitto del passato.
L’amore per la propria terra, dei paesaggi, della natura incontaminata, della proprie genti e di quelle che verranno, deve essere la nuova sfida e soprattutto il nuovo impegno che gli amministratori del territorio devono avere.
Questa è la nuova sfida culturale dei calabresi.