La Mia Calabria
di Claudio Marano

LA MIA CALABRIA

Il Declino del Mito della Magna Grecia

Ma la società romana usciva dalle guerre puniche profondamente trasformata. Nelle classi inferiori, la lunga permanenza sotto le armi, aveva disabituato i contadini al faticoso lavoro dei campi, per cui molti di essi preferirono vendere le loro terre per confluire a Roma rimanendo sotto le armi.

Le continue guerre che avevano visto accrescere i territori conquistati dai romani, vennero tolte alle città e ai popoli vinti e, salvo in cui venivano assegnati ai cittadini delle nuove colonie che si andavano via via formando, tutto il resto passava nelle mani di ricche famiglie che videro così accrescere a dismisura i loro possedimenti.
Anche gli abitanti del Bruzio aspiravano a diventare cittadini romani e ciò scatenò la “guerra italica” (90-87 a.C.) detta anche “guerra sociale“, (cioè dei socii, degli alleati), che vide sullo stesso fronte i bruzi, i sanniti e i campani che all’inizio riportarono alcuni successi militari in Lucania, coniando addirittura una nuova moneta che raffigurava un toro che schiaccia una lupa.

Dopo quattro anni di dure lotte in cui persero la vita centinaia di migliaia di uomini, la guerra ebbe termine con il riconoscimento di status di cittadini ai ribelli.

Ma la vera restaurazione economica si ebbe con Silla, che col suo programma agrario, cercò di favorire il moltiplicarsi di piccole proprietà date ai suoi veterani che si dedicarono, come i grandi proprietari terrieri, all’agricoltura e alla pastorizia servendosi degli schiavi provenienti dai territori occupati.
L’innumerevole numero di questi schiavi e le loro precarie condizioni di vita a cui erano sottoposti, generò una sanguinosa guerra nel 73 a.C., che ebbe origine a Capua dove, come in altre numerose scuole, venivano deportati ed addestrati a giochi crudeli gli schiavi fisicamente più prestanti.

Da Capua la rivolta si propagò ben presto nelle altre scuole d’Italia e loro capo fu proclamato Spartaco che si spostò subito in Lucania, raggiungendo ben presto il numero di 120.000 rivoltosi.
Come in altre occasioni, anche questa rivolta raccolse alleati scontenti dello strapotere di Roma, riuscendo a conquistare in breve tempo la Campania, la Lucania ed il Bruzio.

Spartaco voleva portare i suoi al di là delle Alpi, ma non riuscì ad imporre il suo volere alle truppe, per cui l’orda marciò su Roma e venne sconfitta nella valle degli Irpini dove lo stesso Spartaco trovò la morte.
Durissima fu la repressione di Roma al cui termine si contarono ben 5.000 Bruzi morti in battaglia e altri 6.000 crocefissi.