La Mia Calabria
di Claudio Marano

LA MIA CALABRIA

Crotone

Pitagora fondò una scuola di pensiero che ebbe notevole sviluppo e molto seguito.
Alla scuola si fanno risalire scoperte importantissime come quelle sui numeri quadrati e le loro somme; sui triangoli e le proporzioni; sulla sfericità della terra e il moto terrestre, concetti che furono ripresi più tardi nella geometria da Euclide e persino da Copernico.

Ma Crotone era conosciuta anche come la città in cui avevano dimora le donne più stupende del mondo che Zeus faceva posare per dipingere le bellezze nel ritratto ideale di Elena per il tempio di Hera Lacinia (Giunone, moglie di Zeus successivamente per i romani), anticamente formato da ben 48 colonne e di cui oggi ne è contemplabile solamente una che comunque è l’espressione esemplare dell’arte religiosa della Magna Grecia.

Un altro momento importante nella storia di Crotone, fu la guerra con la vicina Sibarys nel 510 a.C..

Anche in essa, come quella con Locri, vi furono motivazioni di supremazia commerciale ed economica legati principalmente ai rapporti commerciali che la stessa Sybaris aveva con la Lucania, la Puglia e le coste tirreniche della Calabria.
Come abbiamo già detto, i motivi per scatenare la guerra contro la vicina Sibari furono pretestuosi, ma la sua vittoria ne ingigantì l’importanza ed il potere, assurgendola a potenza dominante sul mare Jonio a sud di Taranto e nell’intero territorio brutto.
La metafisica del numero della scuola Pitagorica, si traduceva però in politica, con l’annullamento delle classi più numerose e della loro voce, per cui nacque una disputa con i democratici che sfociò in un moto insurrezionale capeggiato da Colone che provocò la morte del fior fiore dei pitagorici crotoniati e nell’incendio della stessa scuola, con la cacciata dalla città delle classi più nobili.

Lo stesso Pitagora cercò di rifugiarsi presso i confini della vicina Locri dalla quale fu invitato però ad andarsene. Lo accolse allora Metaponto dove lo scienziato continuò a studiare e ad insegnare sino all’anno della morte, avvenuta nel 493-492 a.C..
Il Pitagorismo però sopravvisse alla morte del suo fondatore e ritornerà in auge non molto tempo dopo nella stessa Crotone. Comincia così per Crotone una decadenza politica ed economica che culminò nel 389 a.C., con la sconfitta inflitta ai Crotoniati a Caulonia da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa.

Dopo circa 9 anni fu addirittura occupata dai siracusani e per difendersi dei continui attacchi dei Lucani e Bruzi che popolavano le aree montane, fu costretta a chiedere aiuto ai Romani che la ridussero in seguito in semplice sede di prefettura (194 a.C.).
Fu proprio in quel periodo che il censore Quinto Fulvio Flacco, recatosi nel territorio dei Bruzi, scoperchiò la metà del tempio pensando che le tegole di marmo potessero essere il miglior ornamento per quello che stava costruendo a Roma. Ma il senato romano, venuto a conoscenza del sacrilegio perpetrato, ordinò che le tegole fossero riportate a Crotone dove però non fu mai più reso possibile ricollocarle nel suo stato originario.