La Mia Calabria
di Claudio Marano

LA MIA CALABRIA

Il Cristianesimo in Calabria

Con lo sbarco di San Paolo a Reggio Calabria, probabilmente nel 61 d.C., il cristianesimo penetrò in profondità nella regione e in Italia. L’evangelizzazione fu facilitata dall’uso della lingua greca e si sviluppò principalmente sulle zone costiere che avevano ancora scambi commerciali con l’Oriente e sulla direttrice della via Popilia.

Proprio l’idea cristiana, ormai consolidata nella regione, mosse nel 305 d.C., Bulla, patrizio bruzio, ad armare una rivolta con 600 cavalieri e 5.000 soldati in Sila contro i pagani di Roma che avevano costretto il suo popolo alla schiavitù. Ma ancora una volta lo strapotere romano riportò l’ordine in quella lontana provincia.

Il cristianesimo, predicando l’uguaglianza tra gli uomini in una società come quella di Roma fondata sulla schiavitù, era considerata una religione eversiva. Il suo rapido propagarsi tra i popoli delle diverse province romane, minacciava le fondamenta dello stesso Impero per cui essa fu dapprima combattuta dagli stessi romani. Ma ormai l’Impero romano vacillava sotto i colpi delle invasioni barbariche.

Alarico, re dei Visigoti, dopo aver saccheggiato Roma nell’agosto del 410 d.C., in cerca di terre dove stanziare, si affacciò a sud della penisola ed impedito da una violenta tempesta a superare lo stretto per recarsi in Sicilia, fu vittima di un’epidemia di malaria all’età di 30 anni e morì.

I Visigoti, deviato il corso del fiume Busento nei pressi di Cosenza, lo seppellirono nel greto dello stesso insieme ai suoi immensi tesori frutto del sacco di Roma, rimettendo successivamente il fiume nell’alveo ed uccidendo gli schiavi impiegati nel lavoro perché fosse conservato per sempre il segreto del suo sepolcro.

Il popolo di Alarico poi, guidato da suo cognato Ataulfo, si ritirò in Spagna.